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San Nicolò

6 Dissenbre riva regali de S. Nicolò

Questa ricorrenza è “tuttora molto [amata] dai bambini in alcune zone del Veneto perché coincidono con l’arrivo dei regali natalizi; ricordiamo che fino a 50 anni fa “Babbo Natale” era praticamente inesistente nelle nostre zone.” .

“Ma [questa] giornata che interamente appartiene ai ragazzi, ...con usi e tradizioni diversi, cade in giorni differenti nei vari luoghi della Provincia [di Treviso]: nella parte pianeggiante, sulla destra del Piave [fiume che divide la provincia di due], dopo la festa del Pan e vin, la sera del 5 gennaio i bimbi preparano una calzetta posta sulla finestra o appesa alla catena del camino, perchè la Befana la riempia ed attorni di doni.” .

“Nel Veneto orientale al di là del Piave è San Nicolò (Santa Klaus dei paesi nordici) a portare i doni a tutti i bambini. La tradizione prevedeva che i bambini più grandi, che avevano già capito che dietro alla figura di San Nicolò stavano mamma e papà a confezionare i doni, passassero per le strade battendo su campanacci e grossi bussolotti per annunciare ai più piccoli l’imminente arrivo del santo, cantando la canzoncina:

San Nicolò de Bari, la festa dei scolari, a quei che no fa festa ghe tajaren la testa. L testa sul tajer, un ocio par banda, le budele su na stagna e viva San Niccolò” .

“ Malgrado il freddo intenso, i bimbi rientrano alle loro case, a ora tarda, sudati per il gran correre ed urlare, più lieti forse di quando « credevano » ancora e attendevano a letto.” .

“I bambini che desiderano il regalo devono però essere già a letto, altrimenti resteranno senza; per questo i piccini si mettevano a letto presto, sognando il tintinnio di campanelli che annunciava l’arrivo di San Nicolò e la cesta piena di regali. Si trattava naturalmente di doni che oggi definiermmo “poveri”, come mele, uva passita, bambole di panno (le cosidette “pùe”), carrettini di legno o statuette di terracotta.” .

 

San Niccolò e la mussèta

“Sulla sinistra del Piave, il gentile incarico di far lieti i piccini è stato affidato a San Nicolò, un gran santo dalla barba bianca che la sera del 5 dicembre arriva conducendo un’asinella carica di ogni ben di Dio. (Quando il bimbo piccino piccino piangeva la mamma lo scherniva così:

hihò, iihò - la musseta de San Nicolò
la ga fato un asinelo
e la diss che no l’è so’ - hihò, iihò !

Il santo gira per le strade, il tintinnire dei campanelli della sonagliera dell’asina ne annuncia l’arrivo, insieme col fracasso che fanno i giocattoli di cui sono zeppe le ceste poste sul basto della « mussèta ». L’asinella si ferma davanti alle porte sulla cui soglia un bimbo le ha preparato un fascietto di fieno legato con una fettuccia colorata: mentre l’animale mangia, il santo entra, beve un bicchiere di vino che il bimbo ha preparato per lui, poi nella cucina trova il babbo e la mamma cui domanda se il fanciullo sia stato sempre buono. Ai bimbi cattivi San Nicolò lascia cartocci di cenere e carbone, a quelli buoni porta in camera da letto, posandoli sul cassettone, doni di frutta o dolci o giocattoli...

....

San Nicolò (o la Befana) e Pan e Vin sono le due grandi tappe del cammino invernale verso la primavera.” .

 

D. MARCUGLIA, Bonìn Bonàno. Viaggio fra le tradizioni popolari venete, Treviso, 2005, pag. 143.

A. e R. DOLCE, Tradizioni popolari della Marca Trevigiana, Vittorio Veneto, 2004, pag. 36.

D. MARCUGLIA, Bonìn Bonàno, cit., pag. 143.

A. e R. DOLCE, Tradizioni popolari della Marca Trevigiana, cit., pag. 37.

D. MARCUGLIA, Bonìn Bonàno, cit., pag. 143.

A. e R. DOLCE, Tradizioni popolari della Marca Trevigiana, cit., p. 36-37.

 

 

          
   


 
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